La Giornata contro la violenza sulle donne, celebrata come ogni anno, ha portato alla ribalta un tema drammatico e urgente, che non può essere confinato al silenzio o alla sola ricorrenza annuale. I numeri sono agghiaccianti: 99 donne uccise dall’inizio dell’anno e un numero incalcolabile di vittime che subiscono minacce, soprusi e vessazioni in un silenzio imposto dalla paura o dalla mancanza di aiuto.
Ma oggi è il 26 novembre, il giorno dopo. Non possiamo permetterci di relegare questa riflessione a una sola giornata, per poi riprenderla solo l’anno prossimo. Serve un impegno concreto e costante affinché queste tragedie abbiano una fine.
La politica, quella vera, deve andare oltre le foto di circostanza con le scarpe rosse e le parole di rito. Deve fare di più. È tempo di agire con interventi decisivi per garantire la sicurezza delle donne attraverso leggi e misure adeguate. È fondamentale che le denunce di maltrattamenti non restino inascoltate, perché troppo spesso accade che le vittime vengano lasciate sole, con tragiche conseguenze. Le denunce devono diventare non solo uno strumento di protezione, ma anche uno stimolo per tutte quelle donne che, per motivi psicologici o di contesto, non riescono ancora a trovare la forza di farsi avanti.
Oltre alla responsabilità legislativa, va sottolineato il ruolo cruciale delle associazioni che operano ogni giorno sul campo, offrendo supporto e accoglienza alle donne in difficoltà. Questi enti, spesso sostenuti da volontari, colmano le lacune lasciate dalle istituzioni, ma non possono e non devono sostituirle. È indispensabile che vengano sostenute e valorizzate per continuare il loro lavoro fondamentale.
Le istituzioni hanno il dovere di passare dalle parole ai fatti, intervenendo con risorse, programmi e strumenti concreti. Solo così potremo sperare in una società in cui le donne possano sentirsi davvero protette e libere dalla paura. L’impegno contro la violenza non può essere relegato a una sola giornata, ma deve diventare una priorità quotidiana.

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